Sicurezza negli stadi, ecco il convegno GOAL
Scidone: «Il Ferraris senza reti di protezione»

A Palazzo Tursi il seminario internazionale sulla prevenzione della violenza nell’ambito eventi sportivi. Il “modello inglese” è una bufala, si sta delineando una nuova filosofia “soft” anti-hooligan

Stadio Luigi Ferraris - fonte wikipedia.org
«Se anche l’Italia si adeguerà al trend europeo, tra due o tre anni al Ferraris potremo togliere le reti di protezione ai settori ospiti e alle gradinate». A dichiararlo l’assessore alla Città Sicura Francesco Scidone, in occasione del convegno sul progetto GOAL (Gathering Of All Local Forces to prevent violence in sporting events) che si è tenuto in città tra ieri e oggi. La violenza nell’ambito degli eventi sportivi è all’ordine del giorno in Italia e in Europa: scopo di GOAL l’osservazione di una serie di casi studio in cui si è tentato di unire tutte le forze locali per impedire episodi brutali dentro e fuori gli stadi. Dopo la visita di ieri al Ferraris in occasione di Genoa-Roma, mirata ad analizzare le strutture di sicurezza della struttura e le dinamiche legate al lavoro di prevenzione, oggi i rappresentanti delle 9 città coinvolte nel progetto (Genova, Parigi, Bruxelles, Liegi, Mannheim, Latina, Solna, Lille e Charleroi) si sono riuniti nella sala Giunta Vecchia di Palazzo Tursi.

Considerata la portata che il calcio ha raggiunto in tutti i paesi europei e del mondo, gli eventi calcistici meritano un’attenzione particolare: «Solo confrontandoci con altre realtà – spiega l’assessore allo Sport Stefano Anzalone – riusciremo a progredire, osservando quanto accade nelle altre nazioni che, in fatto di sicurezza interna ed esterna degli impianti sportivi, stanno facendo un buon lavoro da anni. Anche le tifoserie hanno accettato di collaborare al progetto, stanno dando un contributo importante». Al seminario infatti, oltre a Scidone e Anzalone, hanno preso parte esponenti di Genoa, Sampdoria, Associazione Club Genoani, Genoa Club For Children e Federclubs Blucerchiati. Le associazioni dei tifosi, in quanto a contatto con la “base”, costituiscono gli attori principali in fatto di prevenzione dei rischi legati alla violenza organizzata e al razzismo.

«In passato il modello inglese ha determinato la normativa europea in fatto di sicurezza negli stadi – dice Sebastiano Salvo, capo gabinetto della Questura di Genova - perché l’Inghilterra è stata la prima nazione a dover fare i conti con la violenza e l’inadeguatezza degli impianti». Ma ora la filosofia, a livello europeo, sta cambiando: «Il “mito inglese” sta crollando – spiega Scidone - a sfatarlo sono i britannici stessi: il tifo “posato” è una chimera, vale solo per le grandi partite in cartellone. In realtà gli hooligans si danno appuntamento in luoghi prestabiliti per darsele di santa ragione (uno spaccato descritto molto bene nel film “Hooligans” di Lexi Alexander), e per quanto riguarda i match nelle categorie inferiori si assiste a vere e proprie guerriglie urbane».

Ma allora qual è il sistema di riferimento? «La linea che sta prendendo piede – risponde Scidone - potremmo definirla “nordica”: ovvero dare l’immagine di accoglienza e ospitalità durante i match, senza l’impiego preventivo di misure drastiche di sicurezza. Ma al primo sgarro, punire duramente i trasgressori, anche con arresti in differita e Daspo (Divieti di accedere alle manifestazioni sportive, ndr). Questo convegno si inserisce nell’ampio calendario di incontri multilaterali promosso dall’EFUS (Forum Europeo per la Sicurezza Urbana in cui Genova è nel comitato esecutivo): alla fine dei confronti in giro per l’Europa (i membri di EFUS provengono da 17 Paesi), si terrà un convegno a Budapest in cui il forum proporrà all’Unione Europea alcune misure che, se accettate, si trasformeranno in direttive UE, da recepire obbligatoriamente nei Paesi membri. Allora potremo parlare di rimozione delle reti di sicurezza nei nostri stadi».   
Genova, 27 ottobre 2011
Ultimo aggiornamento: 27/10/2011
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