Fincantieri: secondo corteo
Martedì l’incontro a Roma

Nuova giornata di lotta con manifestazione e blocco del traffico cittadino. La solidarietà di Comune e Regione. Lungo incontro in prefettura fino al “si” di Romani. Vincenzi: «Pericolo di rivolta sociale». Le richieste di Genova: lavoro e finanziamenti per Sestri. Documento della giunta comunale

Testo Alternativo
Martedì prossimo a Roma, nuova giornata cruciale per la Fincantieri. Dopo una mattinata di lotta – un lungo corteo ha attraversato la città e si è fermato sotto il palazzo del governo bloccando il traffico in piazza Corvetto - e una lunga attesa in Prefettura, finalmente il ministro Paolo Romani, titolare dello Sviluppo economico, ha dato la sua disponibilità al prefetto Francesco Musolino.

A Roma andrà ancora una volta una delegazione di lavoratori e di Enti locali liguri, ma la tensione stavolta è più alta del solito. Ieri la fabbrica di Sestri Ponente è stata occupata a tempo indeterminato, e dopo un primo corteo e il blocco dell’ingresso dell’autostrada e dellla sopraelevata, una cinquantina di lavoratori in forza e di cassintegrati hanno dormito sul posto di lavoro.

Stamattina alle 8 di nuovo in strada. Centinaia di lavoratori, stavolta accompagnati da delegazioni di altre realtà produttive cittadine, e con in testa amministratori e politici (fra i quali il sindaco, il vice sindaco Pissarello, gli assessori ai Lavori pubblici, Mario Margini, allo Sviluppo economico, Gianna Vassallo, e alla Città sicura, Francesco Scidone, il presidente della regione Burlando, il parlamentare Pd Tullo) hanno riattraversato la città, passando da via Garibaldi, fino alla Prefettura, decisi a ottenere l’incontro dal governo.

Preoccupata e tesa Marta Vincenzi: «Avere Fincantieri in questa città è un vincolo talmente strategico che non possiamo permetterci di metterlo in relazione con mediazioni, però ci deve essere una proposta, un progetto… Diano una mano perché questo Paese abbia una politica industriale che non ha. La richiesta di fare un tavolo comune è stata da noi avanzata in tutte le salse: invece assistiamo a un piano industriale che prevede la chiusura del cantiere, senza che sia detto, e questo è inaccettabile. Sono stati presi degli impegni per gli investimenti e devono essere mantenuti. L’accordo firmato il 3 giugno presso il ministero dell’industria senza nessuna regia politica, se non viene rispettato, rischia di essere una presa in giro».

Alla domanda diretta dei giornalisti «Ha paura che scoppi la rivolta sociale in questa città?», il sindaco risponde nettamente: «Ho paura si, per questo e per altre cose. E ho anche la sensazione che questo possa accadere».

Concetti ribaditi dal sindaco anche in Consiglio comunale nel pomeriggio, quando dice che al Ministro Romani Genova chiederà due cose: i 50 milioni già accantonati per il ribaltamento a mare di Sestri Ponente e che le nostre commesse acquisite vengano  centrate su Genova, altrimenti la prospettiva di chiusura per lo stabilimento diventerà concreta.

Sulla mobilitazione di tutta la città a fianco dei lavoratori del cantiere si è espressa con un appello anche la giunta comunale, che ha approvato un documento nel quale si legge che «la protesta dei lavoratori del cantiere è fondata» e che «il disagio che manifestano deve essere colto; in caso contrario c’è  il rischio di una separazione tra le istituzioni e i lavoratori.  La prima scelta da fare è stare con i lavoratori e non farli sentire isolati. Far capire che le loro ragioni sono le ragioni dell’intera città.

La protesta dei lavoratori nasce dall’ incrocio fra due problematiche.
La prima è quella legata ai carichi di lavoro. La lotta unitaria dell’estate scorsa ha prodotto il rinvio del piano industriale di Fincantieri, ma il ritiro del piano non doveva essere la soluzione, bensì la premessa per una politica nazionale del settore, per cui il governo doveva dire che cosa fare per un nuovo piano industriale. È grave: non è successo.
L’Azienda inoltre sta tendendo a sviluppare una serie di accordi locali che contengono sia l’ attribuzione di carichi di lavoro, sia la contrazione degli organici. Questo al di fuori della trattativa nazionale.
La seconda è che Fincantieri a Genova ha ottenuto un importante risultato: il finanziamento della piattaforma a mare, premessa per un nuovo assetto produttivo. Oggi questa scelta non è ancora concretamente realizzata, mentre, drammaticamente, si riducono i carichi di lavoro e si priva il cantiere di commesse. Si rischia, perciò, la messa in cassa integrazione di gran parte dei lavoratori e la cessazione delle attività produttive.
Questo non è accettabile dai lavoratori, dalle organizzazioni sindacali, ma soprattutto dall’intera città. Occorre ottenere da Fincantieri un carico di lavoro che permetta la sopravvivenza produttiva del cantiere di Sestri  Ponente al di fuori di ogni scelta che sarebbe punitiva per Sestri Ponente e l’intera città.
L’incontro fissato al Ministero dell’Industria per martedì prossimo deve segnare un punto di chiarimento sia sui finanziamenti per il ribaltamento a mare, sia per le prospettive produttive della Fincantieri di Sestri Ponente».

Solidarietà ai lavoratori è giunta anche dai giovani di Confindustria e dal Consiglio regionale della Liguria che a mezzogiorno ha sospeso i lavori per solidarietà e una cui delegazione si è unita ai lavoratori in corteo dopo che l’assemblea ha approvato un ordine del giorno per chiedere lavoro per lo stabilimento sestrese.

Anche i consiglieri regionali del Pd hanno partecipato alla protesta e in un comunicato hanno preso una dura posizione con dichiarazioni del capogruppo Nino Miceli e del consigliere e segretario regionale Lorenzo Basso.

Il corteo dei lavoratori (che ha attraversato tutto il ponente) ha bloccato lungamente il traffico cittadino, con ripercussioni in tutto il centro. Dopo la manifestazione e l’incontro col prefetto il ritorno nello stabilimento, per la seconda notte di occupazione.

Domattina assemblea alle 8: in vista dell’incontro non è improbabile che l’occupazione venga sospesa.
Genova, 4 ottobre 2011
Ultimo aggiornamento: 04/10/2011
Comune di Genova  - Palazzo Tursi  -  Via Garibaldi 9  -  16124 Genova  | Numero Unico: 010.1010
Pec: comunegenova@postemailcertificata.it - C.F. / P. Iva 00856930102 
Questo sito è ottimizzato per Firefox, Chrome, Safari e versioni di Internet Explorer successive alla 8