Tirocini CEL

Educare al lavoro: stage e  tirocini, l’imprescindibile esperienza “dell’imparare facendo”

Per chi opera nell’ambito dell’orientamento e nei percorsi educativi  con gli adolescenti, si troverà, prima o poi ad impattare con la complessa questione di dover trovare degli strumenti di mediazione ed interpretazione della realtà. Per chi come noi esercita la professione educativa nello specifico ambito del lavoro, l’esperienza di mediare tra questo e il giovane da noi preso in carico, è un’occasione importantissima di offrire opportunità; al giovane quella di provarsi, valutarsi e conoscere il mondo produttivo, all’educatore  un ulteriore strumento di verifica sull’andamento del progetto individuale, alle aziende quella di essere coinvolte come protagoniste nel delicato processo di crescita di un ragazzo.
L’esperienza del tirocinio all’interno dei centri di educazione al lavoro
L’attivazione di un percorso in tirocinio ha diverse modalità a seconda della finalità, che può avere un carattere puramente formativo e di orientamento oppure può configurarsi come   propedeutico ad un possibile inserimento lavorativo.
Per ciò che attiene  processo di “inserimento in azienda”, l’equipe educativa segue una procedura che viene di volta in volta definita e adeguata alle caratteristiche del progetto individuale.
Tuttavia ogni inserimento prevede delle fasi imprescindibili così articolate:
  • l’équipe valuta le caratteristiche del/della ragazzo/a e del livello di preparazione per affrontare il mondo del lavoro
  • l’équipe, sulla base anche delle preferenze espresse dal/dalla ragazzo/a, individua l’azienda o altro soggetto disponibile che risponda a requisiti di adeguatezza al progetto (comprensione dello spirito dell’inserimento, disponibilità alla definizione comune delle mansioni da richiedere al tirocinante, accettazione dei tempi “lavorativi” connessi ad altri eventuali impegni scolastico-formativi e/o di frequenza al C.E.L., disponibilità alla verifica del tirocinio sulla base di indicatori proposti dal C.E.L.)
  • il coordinatore e l’educatore di riferimento stipulano un contratto con il giovane, nel quale vengono definiti i tempi, le modalità e gli obiettivi dell’esperienza
  • l’educatore di riferimento accompagna il giovane presso l’azienda
  • dopo una settimana, circa, viene svolta, dall’educatore, una prima verifica sia con il referente dell’azienda che con il giovane
  • le verifiche seguenti, effettuate periodicamente, avvengono seguendo criteri prestabiliti e condivisi
  • durante il rientro settimanale del giovane al Centro, l’educatore effettua un colloquio di monitoraggio e di sostegno.
Centrare l’obiettivo: ad ogni piede la sua scarpa
L’articolazione dei percorsi presso i  C.E.L. prevede che, pur tenendo in considerazione la visione di insieme del gruppo dei ragazzi, è il Progetto Educativo Individuale a caratterizzare l’intervento. Ne consegue che anche l’attivazione di un’esperienza in azienda, segua il processo evolutivo del giovane al quale possono venir proposte occasioni diverse e tarate sugli obiettivi educativi che si intende centrare.
Le Aziende: più di un motivo per lavorare con noi
Buona parte delle attività che l’équipe dei C.E.L. svolgono in relazione ai percorsi di tirocinio, è il lavoro di rete nei confronti delle aziende del territorio cittadino. Tale lavoro tiene conto di due aspetti cardine:  la ricerca di nuove collaborazioni e successivamente all’azione di monitoraggio dei percorsi.
Nella fase di aggiornamento del cosiddetto  “parco aziende” un aspetto su cui mettiamo una particolare cura, è quello inerente alla creazione di vere e proprie sinergie di intenti, finalizzate a dare la massima offerta di conoscenze ed esperienze ai nostri ragazzi. Dal nostro punto di vista infatti è molto importante che le persone, (perché le aziende sono “fatte” di persone), che accolgono i nostri giovani sentano di portare un contributo fondamentale al loro processo di crescita e che tale contributo non lo si può considerare sono in relazione al percorso singolo, ma anche alla comunità, attraverso quello che la Commissione Europea definisce “le buone prassi della Responsabilità Sociale di Impresa”

Ci sembra importante non solo stimolare le aziende ad operare in questa direzione, ma riconoscere loro limportanza che il loro agire, anche attraverso l’accoglienza dei nostri ragazzi, colga il vero significato della responsabilità sociale di impresa che sottende a far si  che”…l’impresa venga considerata come un soggetto che influenza la società in cui opera e da essa ne è influenzato.”

(Libro Verde: Promuovere un quadro europeo per la responsabilità sociale delle imprese, Bruxelles, 18.7.2001)
Ultimo aggiornamento: 18/12/2015
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