Le tipologie di affidamento familiare
L’affido familiare è un intervento ed una risorsa che può richiedere interventi specifici secondo il progetto che viene formulato in base alle necessità e ai bisogni del bambino e della sua famiglia d’origine.
Sono state quindi delineate, anche in collaborazione con i rappresentanti delle Associazioni territoriali che operano per l’affido, diverse tipologie di affidamento familiare: forme di affido nuove, più duttili e flessibili, in base all’intensità del bisogno e dei tempi di accoglienza per poter rispondere in modo differenziato alle esigenze diverse e in evoluzione dei bambini e delle loro famiglie.
Tali modalità di accoglienza permettono di valorizzare le diverse disponibilità, motivazioni e risorse delle persone che intendono dedicare tempo e capacità personali ad una azione che è anche espressione di solidarietà sociale


Affido familiare residenziale
L’affido familiare residenziale è una forma di accoglienza a tempo pieno, per un periodo definito, di un minore da parte di una famiglia. Prevede infatti che il bambino/ragazzo viva stabilmente presso gli affidatari, in un ambiente idoneo alla sua educazione e pieno sviluppo. Questa forma di affidamento risponde prevalentemente a bisogni di tipo affettivo -relazionali e consente al  bambino di sperimentare un modello familiare positivo . Secondo quanto definito dai singoli progetti individuali, sono previsti durante il periodo di affidamento rientri periodici e/o incontri regolari con i genitori naturali o con altri parenti.
Si possono verificare anche situazioni di affidi lunghi, nei quali non è previsto un rientro in famiglia del minore, che resterà con gli affidatari fino e spesso oltre la maggior età, che implicano un differente tipo di impegno, sia pratico che emotivo.

Affido NEAR
Questa tipologia di affido interessa minori di età compresa tra 0 e 3 anni che vengono allontanati dalla loro famiglia di origine a causa di comportamenti pregiudizievoli dei genitori.
Nel termine NEAR può essere letto un doppio significato: “ Neonati a rischio”, ma anche “vicino” se traduciamo il vocabolo inglese, a indicare la relazione di particolare vicinanza che l’accudimento di un bimbo piccolissimo implica.
Gli obiettivi principali dell’affido NEAR sono essenzialmente due: limitare i tempi di permanenza dei neonati in ospedale con il collocamento in tempi brevi in famiglia Near e evitare l’inserimento in struttura residenziale  .
La finalità è  quella di offrire al bambino un ambiente familiare affettivo e stimolante per un periodo di 6-8 mesi durante il quale i Servizi Sociali e Sanitari valutano le risorse familiari e l’adeguatezza genitoriale in modo tale che l’Autorità Giudiziaria possa esprimersi su un progetto più a lungo termine ( rientro in famiglia d’origine, affido a lungo termine, adozione).
Le famiglie scelte in genere sono rappresentate da coppie con precedenti esperienze genitoriali, con figli adulti o di età superiore ai 5 anni, senza istanze adottive, competenti dal punto di vista emotivo/affettivo, in grado di affrontare i processi di attaccamento e separazione dal bambino. La famiglia di origine e il bambino mantengono comunque dei contatti costanti, rappresentati dagli incontri protetti che si svolgono in un luogo neutro.
Per quanto riguarda il supporto offerto ai genitori naturali del piccolo, si procede con l’attivazione dei Servizi di cura degli adulti per la valutazione e la presa in carico degli stessi.
Anche i genitori affidatari vengono supportati adeguatamente attraverso gruppi di incontro e momenti formativi organizzati dai Servizi congiuntamente alle Associazioni.


Affido diurno e a tempo parziale
L’affido diurno e l’affido a tempo parziale sono  rivolti a famiglie in temporanea e/o parziale difficoltà organizzativo/logistica (per esempio per orari lavorativi tardo pomeridiani o serali/notturni, difficoltà personali, patologie), che rende loro problematico seguire costantemente i figli per mancanza di rapporti parentali o amicali.
Si tratta di una forma di affido più duttile e flessibile, per parte della giornata, della settimana o dell’anno, in base alle esigenze delle famiglie di origine e dei bambini. L’affido diurno e a tempo parziale presentano diversi vantaggi, poiché permettono di supportare il minore e la sua famiglia in difficoltà, attraverso un appoggio quotidiano o settimanale, in modo tale da garantirgli un importante riferimento educativo, affettivo e relazionale, che consenta loro di affrontare adeguatamente il processo di crescita e socializzazione, continuando a vivere nella propria famiglia.
Tale forma d’affido può rivestire un ruolo particolarmente importante anche in quelle situazioni in cui la famiglia non riesce ad accettare inizialmente un affido a tempo pieno, sentendosi estromessa dalla cura dei propri figli o disconosciuta nelle proprie (se pur limitate) capacità genitoriali.

Una forma particolare di affido diurno è rappresentata dal “affido dei nonni”, dove a rendersi disponibili sono persone che hanno concluso il loro ciclo lavorativo e hanno quindi più tempo disponibile. Per diventare Nonni affidatari non occorrono qualità specifiche, ma disponibilità affettiva e la volontà di accompagnare, per un tratto di strada più o meno lungo, un bambino o un ragazzo affiancando la sua famiglia. L’affidamento dei nonni rappresenta una forma di intervento che si propone di avvicinare al bambino e alla sua famiglia figure di riferimento affettivo, che riescano contemporaneamente a sostenere il bambino e il legame fra il bambino e il suo genitore, ponendosi come figure di sostegno in un sistema da considerarsi nella prospettiva della co-educazione.
Il Servizio Affidi del Comune di Genova e AUSER Genova hanno avviato una collaborazione con la quale si intende promuovere la ricerca di questa risorsa tra i volontari che si propongono all’associazione per attività a carattere solidaristico attraverso un Progetto denominato "Ho trovato un nuovo nonno”.


Affido Omoculturale
L’affido omoculturale è una forma di supporto che una famiglia immigrata offre ad un'altra famiglia della stessa cultura attraverso l’accoglienza nella propria casa dei figli di quest’ultima per alcune ore del giorno.
Esso è attivato nelle situazioni in cui si rende necessario un sostegno diurno per la cura del bambino/i, in quanto manca una rete parentale e amicale in grado di aiutare la famiglia d’origine del piccolo.
L’appoggio che viene fornito ha un grande valore per la famiglia che lo riceve: consente infatti di ridurre le difficoltà di adattamento e sostenere una migliore integrazione nel tessuto sociale, e allo stesso tempo, valorizza le famiglie straniere integrate positivamente nel nostro paese quale risorsa per altre famiglie straniere in difficoltà; essere state famiglie accolte e accoglienti favorisce infatti una maggiore sensibilità nei confronti dei connazionali più bisognosi, indispensabile per costruire esperienze di affido caratterizzate da relazioni positive e durature.
L’affido omoculturale promuove inoltre il coinvolgimento attivo delle comunità straniere favorendo così rapporti positivi e di fiducia delle famiglie e delle comunità straniere con il servizio pubblico.
Possono essere affidatarie famiglie, coppie o persone singole che hanno sperimentato un percorso positivo di integrazione nel nostro Paese, che conoscono bene le tradizioni, le aspettative e i vissuti di un migrante, ma anche la cultura italiana; ciò rappresenta infatti un sostegno e una risorsa in grado di facilitare l’integrazione della famiglia di origine del bambino e anche di quest’ultimo.
Il Comune di Genova ha siglato, nel 2015, un Memorandum d’intesa con il Consolato dell’Equador  a Genova che prevede, tra diversi interventi a sostegno e tutela di famiglie e bambine, bambini e adolescenti ecuadoriani in situazione di disagio familiare e/o difficoltà educativa, la promozione dell’esperienza dell’affidamento omoculturale di bambini, bambine e adolescenti ecuadoriani a famiglie della stessa nazionalità e cultura.



Affido di Minori Stranieri Non Accompagnati
L’art. 1 comma 2 del DPCM 535/1999 definisce “minore straniero non accompagnato” (MSNA) il minore “non avente cittadinanza italiana o di altri Stati dell’Unione europea che, non avendo  presentato domanda di asilo, si trova per qualsiasi causa nel territorio dello Stato privo di  assistenza e rappresentanza da parte dei genitori o di altri adulti per lui legalmente responsabili in  base alle leggi vigenti nell’ordinamento italiano”
La definizione del minore straniero non accompagnato è specificata  anche nell’art. 2 della Direttiva  Europea 2001/55/EC3  e nell’art. 2, comma f) del D.Lgs 85/2003  “i cittadini di paesi terzi o gli apolidi di età inferiore ai diciotto anni che entrano nel territorio degli Stati membri senza essere accompagnati da una persona adulta responsabile per essi in base alla legge o agli usi, finché non ne assuma effettivamente la custodia una persona per essi responsabile, ovvero i minori che sono lasciati senza accompagnamento una volta entrati nel territorio degli Stati membri”.La stessa definizione è ripresa dall’art. 2, comma e)del D.Lgs n. 142 del 18 agosto 2015 : ” minore non accompagnato: lo straniero di età inferiore agli anni diciotto, che si trova, per qualsiasi causa, nel territorio nazionale, privo di assistenza e rappresentanza legale.”
Tuttavia quella di minore non accompagnato è una categoria più ampia perché comprensiva  anche di quei minori che, pur appartenendo ad un Paese comunitario o avendo richiesto asilo, sono privi di assistenza genitoriale o di altre figure idonee ad assumerne la rappresentanza.
Nella maggior parte dei casi i minori stranieri non accompagnati sono adolescenti, che con il consenso dei genitori, decidono di lasciare il proprio Paese di origine, spinti da problematiche legate a situazioni di guerra, di instabilità politica, di grave povertà.
L’affido dei ragazzi stranieri non accompagnati è una forma di accoglienza caratterizzata dall’ospitalità da parte di una famiglia o di singola persona, italiana o straniera, di un adolescente emigrato in Italia da solo senza riferimenti genitoriali. L’ospitalità dei minori stranieri non accompagnati segue la normativa sull’affidamento familiare classico, ossia la legge 149/2001, per cui si declina nelle varie forme: tempo parziale o diurno, tempo pieno, etero o intra-familiare . E’una tipologia di affido inclusa nelle “Linee di indirizzo per l’affidamento familiare” al punto 224.e.
La famiglia affidataria può essere una forma di aiuto che garantisce un integrazione e un sostegno formativo al ragazzo.
Le finalità e i vantaggi correlati all’utilizzo di questo strumento riguardano principalmente il conseguimento per il ragazzo  di un’effettiva emancipazione personale sotto l’aspetto economico ed affettivo e l’acquisizione di un buon livello di inserimento all’interno della società accogliente.
Per la famiglia /single le motivazioni che spingono a rendersi disponibili  per un affido di questo tipo  sono quelle di esprimere concretamente la  solidarietà, il desiderio di investire dal punto di vista affettivo ed educativo nei confronti di un ragazzo, l’ apertura verso l’incontro con culture differenti, o ancora di  accrescere la conoscenza già intrapresa con un ragazzo.


Affido intrafamiliare a parenti entro il IV grado
L’affidamento a parenti può essere considerato tra le forme di solidarietà e aiuto che sussistono naturalmente tra le persone che hanno tra di loro un vincolo di parentela e può essere deciso dai genitori o da chi ha la patria potestà, nei confronti dei parenti entro il quarto
grado, senza il coinvolgimento dei Servizi. L’affidamento a parenti entro il quarto grado può essere disposto anche dal Servizio Sociale territoriale, qualora esso venga coinvolto e vi sia consenso da parte delle figure genitoriali, dei parenti stessi, previa valutazione della loro competenza educativa e accertato che tale soluzione sia la più consona agli interessi del minore.
Benché per l’affido entro il quarto grado di parentela la normativa non preveda un percorso di preparazione, i servizi, nell’interesse del minore, garantiscono tale possibilità ai parenti interessati.
Nel caso in cui  l’Autorità giudiziaria disponga l’affidamento a parenti o richieda l’intervento dei Servizi per la valutazione dei parenti affidatari, il Servizio che ha in carico il minore e il Servizio Affidi concordano le modalità di valutazione dei parenti affidatari e la loro formazione.


Affido in Case Famiglia
Le Case Famiglia si articolano intorno ad una coppia genitoriale, con esperienza di affidamenti familiari, che fa dell’accoglienza il proprio “stile di vita”, coniugando la propria propensione a condividere ed educare con una formazione specifica  e attraverso  la supervisione professionale continuativa.
Il progetto di accoglienza fonda le sue basi sulla costruzione delle relazioni affettive positive che si sviluppano nell’ambiente domestico che, proprio per la “normalità” che lo caratterizza, è in grado di trasmettere un senso di sicurezza. Ogni bambino viene accolto con la sua cultura e storia  famigliare .
La coppia genitoriale rappresenta un punto di riferimento importante e indispensabile affinché il bambino possa affrontare e superare le sue carenze affettive ed educative.
I genitori di Casa Famiglia, infatti, si prendono cura di ogni bambino e sviluppano insieme agli operatori dei servizi sociali un percorso educativo personalizzato, al fine di supportare il minore nelle sue problematiche e disagi, e di promuovere lo sviluppo della sua personalità , anche in preparazione al rientro nella famiglia di origine o in attesa del passaggio in famiglia affidataria o adottiva.
Possono essere accolti contemporaneamente nella stessa famiglia diversi fratelli, ma anche ragazzini per i quali è opportuno offrire un contesto familiare più allargato.
Le case famiglia per minorenni possono accogliere fino a 5 minori, sono inserite all’interno di una Onlus e usufruiscono del supporto di un educatore professionale per parte della giornata.
La priorità viene data a minori di età compresa tra  0-10 anni di età, e la  permanenza, di norma, varia tra i sei mesi e un anno, prorogabile fino a un massimo di due anni per casi particolari e concordati con il Comune.
Il Servizio Affidi organizza gli inserimenti  e supporta i genitori di Casa Famiglia attraverso  il Gruppo d’incontro delle Case Famiglia, occasione di socializzazione,  confronto e  condivisione della propria esperienza  che costituisce un’importante momento di formazione.
Ultimo aggiornamento: 20/01/2019
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