Genova capitale della “blue economy”

Un convegno per ribadire la "vocazione" marittima del capoluogo ligure. Dai numeri emerge un’economia portuale in salute e in crescita. Da qui la richiesta al governo di risorse per le trasformazioni urbanistiche per integrare porto e città, dalla fascia di rispetto Prà-Voltri al Blueprint. Il Comune istituirà un ufficio tecnico apposito per il porto, che dialoghi con gli operatori

convegno sul porto a palazzo tursi
Genova ha attraversato quasi indenne, fronteggiandole senza darsi per vinta, le ultime crisi dell’economia mondiale, da quella della fine degli anni ’80, con la grande deindustrializzazione, alla più recente del 2008 targata Lehman Brothers. E ha saputo contenere il calo dell’occupazione e degli abitanti, arrestando un temuto inarrestabile declino, anche grazie alla sua principale organizzazione economica: il Porto.

La tenuta dei traffici portuali (è dello scorso anno il record dei contenitori) ha trainato la città smentendo non solo le prevsioni più nere, ma creando nuovi assi di sviluppo, tra cui il turismo, a cui guardare cogliendo le occasioni di crescita che stanno attraversando il Nord Ovest.

A questo proposito, si è tenuto oggi pomeriggio nel salone di Rappresentanza di Palazzo Tursi, gremito come non mai, sotto la regia dell’assessorato allo sviluppo economico del Comune di Genova, la Conferenza Cittadina dal titolo: “Il Porto di Genova motore e sviluppo della città”.

A fare gli onori di casa il sindaco Marco Doria, lieto per la grande partecipazione, ma dispiaciuto per tutti coloro che sono dovuti rimanere in piedi per mancanza di posti a sedere. Dopo aver sottolineato la valenza simbolica del principale convegno sul Porto, organizzato nella più prestigiosa sala del Comune di Genova, Marco Doria ha illustrato alcune valutazioni realistiche e attuali del rapporto tra Genova e il suo Porto.

Il Porto è fondamentale – ha detto – per l’economia cittadina, lo è sempre stato e dovrà continuare a esserlo. I genovesi tutti, e io in particolare, non riescono a immaginare la città a prescindere dal Porto. Da quando ho assunto l’impegno di amministratore, lavoro affinché questo rapporto sia solido, si sviluppi e dia dei risultati positivi”.

“Il secolo in cui ci siamo appena affacciati – ha continuato - avrà delle dinamiche economiche completamente diverse dal passato. Il Porto è destinato a rappresentare uno dei motori economici della città solo ad alcune condizioni. La prima è che sappia valorizzare al meglio le capacità professionali di tutti coloro che vi lavorano, mestieri e professioni di cui è ricco, la seconda è che abbia la garanzia dei collegamenti necessari, fondamentalmente su rotaia, il terzo elemento è che si deve avere a cuore gli interessi economici della città, senza dimenticare il disagio dei cittadini che abitano ai suoi bordi, per ultimo la Governace alla vigilia di una riforma che pur rispondendo a delle necessità reali, ne trascura delle altre come il lavoro”.

“Genova è in questa fase storica – ha detto l’assessore allo sviluppo economico Emanuele Piazza – l’anello debole del Nord Ovest, dove nasce la maggiore ricchezza nazionale. La nostra città deve dare di più in termini di economia del mare, ed essere in grado di declinare tutte le filiere legate alle banchine, dalle merci, alle persone, dall’industria alla cantieristica. Una ricchezza che già ora contribuisce con il 13,7 % alla produzione nazionale di economia del mare”.

Uno dei temi del convegno, è appunto come potenziare le sinergie tra gli operatori marittimi e la città.

“Molte città europee – continua Piazza – hanno fatto del Porto un motore e un’occasione di cambiamento urbano di qualità. Anche Genova si appresta a cambiare i suoi punti nevralgici, dall’area di Ponente tra Prà e Voltri alla Fascia di Rispetto, dal Blue Print alla sdemanializzazione di Piazzale Kennedy. Per le risorse invece si deve lavorare - ha continuato l’assessore alle attività economiche-. Il gettito Iva sulle importazioni del porto di Genova è 3,3 miliardi, ma all'Autorità portuale ne ritorna una quota risibile. Invece una parte del gettito fiscale che deriva allo Stato da un'infrastruttura interna e complementare alla città, come il porto, deve essere trasferita sul territorio per finanziare le grandi trasformazioni di qualità”.

L'altro punto sta nell'ambito della trasformazione prevista dalla riforma della portualità. "Si prevede l'aggregazione di Genova e Savona, e nella Governance è previsto un board con una forte rappresentanza della città, che non si vedeva nell'attuale comitato portuale. Un dato positivo. Per questo il Comune - annuncia l'assessore - si doterà di una struttura apposita, un ufficio tecnico dove far maturare expertise e in grado di relazionarsi con tutte le categorie"”.

“La cultura del mare – ha detto l’assessore alla cultura Carla Sibilla – è l’identità della nostra città. L’area portuale e le attività del porto rappresentano e contribuiscono fortemente alla promozione del nostro territorio. Importantissimo il loro contributo ai flussi croceristici dei traghetti. Un lavoro integrato con la città può dare dei benefici economici di impiego e di lavoro. I dati del turismo mondiale migliorano e Genova coglie questa crescita più delle altre città d’arte italiane ed europee. Connettere maggiormente il sistema turistico con l’ambito portuale potrà dare dei benefici senza costi, solo con l’intelligenza di lavorare insieme”.
17 marzo 2016
Ultimo aggiornamento: 17/03/2016
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