B – Affido NEAR

Premessa

Ci sembra importante fare una breve premessa sul panorama organizzativo dei Servizi Sociali a Genova per collocare in modo opportuno il Progetto di affido familiare rivolto ai neonati.
Nel ’96 è stata avviata una riorganizzazione che ha fatto nascere sul territorio i Distretti Sociali, cui sono attribuiti i compiti di assistenza e, in materia di minori e famiglia, le funzioni sociali precedentemente delegate alle ASL; sono state costituite delle équipes di lavoro composte da Assistenti Sociali, Psicologi, propri dipendenti o con contratti triennali, educatori dipendenti per la presa in carico di situazioni di disagio spontanee o, i più, di casi segnalati dall’Autorità Giudiziaria.
All’ASL compete la prevenzione e la cura del disagio che si traduce, per quanto concerne i minori, negli interventi relativi all’area del disagio e dello svantaggio nell’ambito scolastico, all’area della tutela della maternità e infanzia e della presa in carico psicoterapeutica.
Il progetto, che prevede l’intervento dell’affido familiare, è interamente gestito a livello comunale nell’ambito di una Segreteria Tecnica rivolta ai minori, all’interno della quale funziona un Ufficio Centrale “Progetto Affido Familiare” collegato con quattro commissioni zonali che operano sul territorio con équipe formate da Assistenti Sociali e Psicologi e che si occupano di selezionare le famiglie affidatarie, di abbinare i minori segnalati alle famiglie in banca dati, di fungere da raccordo e consulenza/sostegno agli operatori referenti del caso, di gestire i Gruppi delle famiglie, di promuovere l’affido e coordinarsi con altre risorse. 
Vi sono collegamenti diretti tra gruppo centrale e zone, perché gli operatori, in base ai compiti attribuiti, si spostano dalla periferia al centro per partecipare a gruppi di progetto sovra-zonali.

Il progetto NEAR si colloca a questo livello.

Per quanto riguarda le condizioni e le motivazioni che hanno fatto nascere il progetto, parliamo di un'idea che ha iniziato a maturare verso il 2001: affidi di bimbi piccoli si facevano anche precedentemente, ogni commissione territoriale si occupava dei suoi abbinamenti con famiglie appartenenti alla propria zona, le difficoltà maggiori sorgevano quando non c’erano famiglie e si doveva cercare altrove, allora si allungavano i tempi con permanenza in ospedale del bimbo o inserimenti in istituto.
Era evidente che quest’organizzazione era poco funzionale e dispersiva, coinvolgeva un alto numero d’operatori con un conseguente aumento d’ore/lavoro e prevedeva procedure ridondanti.

Apparivano, inoltre, in aumento le segnalazioni di questa tipologia d’utenza cui non corrispondeva un aumento sufficiente della risorsa famiglia affidataria, perciò si è pensato necessario porre un’attenzione maggiore sia nel reperimento di famiglie, individuando una certa tipologia delle stesse che permettesse anche una “specializzazione” e una possibilità di ripetere affidi di bimbi piccoli, che nella costituzione di una banca dati centralizzata e di un gruppo di sostegno alle famiglie.
Ponendo uno sguardo ai dati raccolti dal '98 al gennaio 2001, emergeva che il numero di minori della fascia 0-3 anni segnalati ai Servizi era 94; per 51 di questi bimbi (pari al 54%) era stata fatta richiesta alle commissioni zonali di trovare una famiglia affidataria e per 38 minori era stato attuato l’affido (pari al 75%).
Ad oggi possiamo affermare che i minori per i quali viene avviato un affido in questa fascia d’età corrisponde al 20-30% del totale degli affidi attivati su tutta Genova e tale percentuale tende ad aumentare.

Non si potevano ignorare le indicazioni legislative (legge 149/01) rispetto all’eliminazione del ricorso all’istituto per la fascia 0-6 anni da attuarsi entro il 2006, mentre sul territorio si trova unicamente un istituto religioso disponibile (S. Elisabetta, situato a Murta) ad accogliere bimbi piccolissimi.

L’esperienza di lavoro con questo tipo di affidi evidenziava la necessità di avere una solida rete di collaborazioni e connessioni con altri Enti, sia i Servizi territoriali ASL che hanno il compito di fare una diagnosi ed una prognosi dei genitori e del progetto terapeutico di recupero, sia gli Ospedali attraverso le Assistenti Sanitarie o Sociali che possono conoscere la situazione prima ancora che giunga ai Servizi, che il T.M. e gli Spazi Famiglia per l’organizzazione degli incontri in luogo neutro tra genitori e figli.

Gli operatori avvertivano il bisogno di un approfondimento clinico e di ricerca sugli aspetti relativi al processo di sviluppo del bambino (processo di attaccamento, d’individuazione-separazione) nel primo anno di vita, relativo al particolare contesto dell’affido familiare, per riuscire a rispondere in modo adeguato ai bisogni del bambino e per rispondere agli interrogativi sollevati dalle famiglie affidatarie in relazione alla loro esperienza.

Tutto ciò portava a considerare la necessità di una regia centrale volta a coordinare le linee guida dei vari interventi e di costituire un gruppo sovra-zonale di operatori dell’affido che lavorasse attorno al progetto NEAR, volendo significare questo termine “neonati a rischio” ma anche, nella traduzione del vocabolo dall’inglese, la relazione di vicinanza e intimità che suscita il bimbo piccolo.
Ultimo aggiornamento: 25/09/2013
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