In 220 immagini la sensibilità e l’arte di Lisetta Carmi

Mai prima d’ora un così alto numero di fotografie di Lisetta Carmi esposte in una mostra. Sono 220 le immagini, alcune stampate per prima volta, presentate nella mostra antologica Il senso della vita. Ho fotografato per capire che attraversa l’intero percorso creativo della grande fotografa genovese. “Non ho mai cercato il successo ma ho sempre lavorato per capire e per passione per l’umanità” ha detto l’artista alla presentazione della mostra che sarà visitabile fino al 31 gennaio 2016 nella Loggia degli Abati di Palazzo Ducale. Nel video l’intervista al curatore della mostra

Il porto di Genova, 1964
“Non ho mai cercato il successo ma ho sempre cercato di capire perché sono al mondo e come la gente vive in questo mondo” calca sul verbo capire Lisetta Carmi. È questa la parola chiave nel titolo della mostra: sia che lavorassero in porto o all’Italsider, che fossero in fila all’anagrafe o alla processione del Corpus Domini, scatenati nel ballo in balera o innamorati sulla spiaggia, bambini del centro storico o artisti affermati, è subito chiaro fin dalla prima sezione della mostra allestita nella Loggia degli Abati, come il lavoro di Lisetta Carmi sia stata sempre stato volto a capire – e a farci capire - la vita delle persone che fotografava.

Nei molti ritratti di protagonisti della vita culturale italiana, da Leonardo Sciascia a Carmelo Bene, da Cèsar a Edoardo Sanguineti, fino alla celebre sequenza del suo incontro con Ezra Pound, così come nei volti dei bambini, delle donne siciliane o della famosissima serie I travestiti, Lisetta Carmi ha sempre saputo cogliere l’attimo, l’inquadratura perfetta, sapendo quale potere può contenere l’immagine. “Con il mio lavoro ho sempre cercato di dare voce anche a chi non può parlare” ha sottolineato l’autrice.

Nata a Genova nel 1924 da una famiglia di origini ebraiche, l’adolescenza segnata dalle persecuzioni razziali, mentre i suoi fratelli vanno a studiare in Svizzera, Lisetta rimane a Genova dove studia pianoforte fino a diventare concertista, ma “quando gli avvenimenti politici italiani con il governo Tambroni generano una svolta a destra – scrive nel saggio in catalogo Giovanna Chiti – Lisetta sente l’urgenza di prendere posizione, non può più accettare di rimanere in casa a proteggere le sue mani di pianista da possibili incidenti” e abbandona il pianoforte e la carriera musicale.

L’incontro magico con la fotografia avviene in Puglia, dove accompagna l’amico etnomusicologo Leo Levi in un viaggio di studio. Parte con un’Agfa Silette, la sua prima macchina fotografica, e nove rullini. Affascinata dalla luce e dalla bellezza del Salento comincia a conoscere la Puglia attraverso l’obiettivo. San Nicandro, Rodi Garganico, Venosa, le catacombe ebraiche i suoi primi scatti.

A Genova - dove per tre anni, dal 1961 al 1964, è fotografa di scena al Teatro Duse - riprende la vita dei lavoratori in porto e nelle fabbriche, i volti dei bambini e quelli dei protagonisti della vita culturale e, in un’epoca in cui si preferiva ignorare la loro esistenza, scatta - tra il ’65 e il ’71 - la serie di fotografie che diventeranno il suo libro più conosciuto: I travestiti.

“Lavorare con lei è stata un’esperienza unica, esaltante – racconta il curatore della mostra Giovanni Battista Martini – ed è sempre stato un mio sogno nel cassetto quello di curare una mostra di Lisetta Carmi, da quando da studente liceale rimasi colpito dalle sue fotografie nello studio che aveva in piazza Fossatello. E’ una dei più grandi fotografi italiani ed è giusto che Genova abbia deciso di renderle omaggio con una mostra antologica che raggruppa tutte le tematiche affrontate nella sua carriera”. 

Se le fotografie di Lisetta Carmi rimangono un punto imprescindibile per la conoscenza degli anni sessanta e settanta a Genova, sono altrettanto analitiche e significative quelle realizzate durante i numerosi viaggi compiuti in quegli anni: da quelle scattate in Sicilia dove si reca per un progetto congiunto con Sciascia, a quelle della Sardegna così come quelle realizzate in paesi lontani come l’America Latina, Israele, la Palestina, l’Afghanistan e l’India.

Chiudono l’esposizione due sezioni, la prima dedicata al momento della nascita con la ripresa di un parto nella sua sequenza temporale e quella, già citata, con una selezione delle fotografie dei travestiti che furono raccolte in un volume uscito nel 1972 e che sono tra le sue immagini più note.

La mostra sarà visitabile a Palazzo Ducale  fino al 31 gennaio 2016 con i seguenti orari: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19 mentre il sabato e la domenica dalle 11 alle19. Il biglietto costa 5 euro ed è disponibile anche in formula congiunta con la mostra Brassaï, pour l’amour de Paris a 10 euro.

In contemporanea all’antologica di Palazzo Ducale, la Galleria Martini & Ronchetti di via Roma espone una trentina di foto vintage, stampe originali d’epoca dei celebri ritratti di Ezra Pound e dodici rare immagini scattate nel 1966 ad Amsterdam del movimento di protesta Provo.

www.palazzoducale.it
www.visitgenoa.it
12 novembre 2015
Ultimo aggiornamento: 16/11/2015
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