Apre il Laboratorio Sociale
Inaugurazione in Vico del Papa

Una sede permanente per le attività del Patto per la Maddalena, nato nell’ambito del “Progetto Integrato Maddalena – centro Storico, Programma Operativo Regionale a parziale finanziamento europeo. Ospiterà attività sociali e culturali

Bambini della scuola Daneo tagliano il nastro previsto dal cerimoniale, poi si uniscono ai loro compagni della Bandàneo per l’ultima prova con gli strumenti. Dopo la presentazione parlata ci sarà quella musicale, grazie alle loro “percussioni informali” create con materiali di recupero. Un buon avvio per locali rinnovati, da tempo inutilizzati, occupati al termine della loro storia da una confetteria e da uno scagno utilizzato per la prostituzione, ospiteranno d’ora in poi attività sociali e culturali. Presenti all’inaugurazione il Sindaco Marta Vicenzi, l’assessore Mario Margini, il Presidente del Municipio Centro Est Michele Razeti.
La struttura, su due piani, composta da una varietà di ambienti di piccole e medie dimensioni, è progettata per ospitare fino a cinquanta persone. Contiene, a piano terra: una stanza per attività motorie; una per laboratorio e attività manuali; una per lettura, relax, incontro, Pc; una per proiezioni, gli spazi accessori. Nel piano fondi trovano spazio un laboratorio di fotografia, una radio di quartiere, una sala prove per gruppi musicali, la cui insonorizzazione naturale è garantita dalla posizione e dagli spessi muri.
Tra le destinazioni possibili: teatro-danza, musica, feste di compleanno, luogo d’incontro, seminari formativi, attività didattiche, riunioni istituzionali, di quartiere, di condominio. Si vuole che sia uno spazio governato dagli utilizzatori stessi, ma aperto alla città: anche a singoli cittadini, a famiglie.

Il Laboratorio Sociale è una delle tante attività, finalizzate ad arricchire il quartiere della Maddalena e a riconnetterlo con il tessuto urbano circostante rompendone l’isolamento,  del Patto, nato nel 2008 nel quadro più vasto del Por “Sviluppo Urbano”, uno dei sette, risultato notevole di cui è giusto andare fieri, per cui Genova ottenne il finanziamento europeo nel 2007.
Il Patto si prefigge tra l’altro di trovare spazi per la vita sociale in un quartiere in crescita per popolazione e per attività commerciali, ma soffocato nell’angustia dei caruggi.
In questi anni il lavoro è stato su “sedi temporanee”: acquisizione transitoria di spazi,  inutilizzati in attesa di essere ristrutturati o rimessi sul mercato, offerti temporaneamente per usi sociali e culturali. Negli anni, grazie anche a una partecipazione sempre crescente, dai 28 utilizzatori (associazioni, gruppi, cittadini…) del 2008 agli attuali 73, nasce l’idea di creare, oltre alle temporanee che continueranno a sorgere, una sede permanente.

Così Ri.geNova, società partecipata del Comune, acquisisce i locali e prepara il progetto, che è approvato dal Consiglio comunale nel luglio 2010; nel settembre dello stesso anno iniziano i lavori che si concludono a dicembre 2011. Poi, in tempi rapidissimi, la consegna dei locali e oggi l’inaugurazione, con la simbolica consegna delle chiavi, da parte dell’assessore Margini, al presidente uscente del Centro Est Razeti.
Tempi brevi, eppure molti avvenimenti hanno ritardato i lavori: il ritrovamento nei fondi di un’antica cisterna e di una vena d’acqua di ignota origine (acqua “non trattata”: non viene né dalle fogne, né dall’acquedotto), probabilmente di importanza fondamentale nel medio evo; la scoperta di reperti archeologici, di un pavimento in ardesia ben conservato del dodicesimo secolo, di una decorazione a grottesche nel’atrio; la difficoltà di rimuovere un bancone di marmo della confetteria, una lastra di grandi dimensioni e del peso di 800 chili, e la decisione di lasciarla al suo posto, utilizzandola come parte dell’arredo, così come i lavandini in pietra.

Sono Claudio Oliva, direttore di Job Centre, e Giovanni Giudice, architetto, per Ri.geNova, a illustrare il progetto, che per Oliva è «una misura di agopuntura urbana», cioè una piccola azione destinata a produrre effetti salutari nel tempo, come tutte le iniziative che favoriscono lo scambio di punti di vista e di opinioni dei residenti al fine della messa a fuoco delle esigenze e della ricerca di soluzioni, che danno valore alle energie del quartiere, che sostengono le forme aggregative presenti, ne attraggono e ne favoriscono di nuove. L’idea è che attorno alla gestione del laboratorio si organizzi un soggetto collettivo capace di leggere i bisogni e di interloquire con la pubblica amministrazione per lo sviluppo di progetti.
Dei tempi e delle peripezie del cantiere, illustrati dall’architetto, si è detto; il costo dell’opera sarà, al temine, di 565 mila euro: 207 per l’acquisto dell’immobile, 314 per i lavori, 54 per progettazione e altri costi, 32 per arredi e attrezzature che ancora mancano.
Il finanziamento europeo è di 350 mila euro.

Il Progetto Maddalena contiene anche molte altre iniziative, tra cui l’insediamento di imprese, che proseguirà grazie anche a un bando San Paolo, e l’apertura alla cittadinanza di Palazzo Senarega, recentemente acquistato dal Comune, che diventerà uno "spazio per il quartiere".
Genova, 24 aprile 2012
Ultimo aggiornamento: 26/04/2012
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